‘Abdu’l-Bahà – Il centro del patto

‘ABDU’L-BAHÁ: IL SERVO DELLA GLORIA – Questo post racconta la vita di una delle figure centrali della religione bahà’ì e i suoi insegnamenti spirituali offerti all’intera umanità.

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‘Abdu’l – Bahà

«Quando l’Oceano della Mia Presenza sarà refluito e il Libro della Mia Rivelazione completato, volgete il viso verso Colui Che Dio ha designato, Colui Che è germogliato da questa Antica Radice» Bahá’u’lláh

Nascita e infanzia

Abbàs Effendi, Che in seguito assunse il nome di ‘Abdu’l-Bahá (cioè il Servo di Bahá), era il figlio maggiore di Bahá’u’lláh. Egli nacque a Teheran ill 23 maggio 1844 nella medesima notte in cui il Báb dichiarava la Sua missione.
A otto anni il Padre, al quale era devotamente affezionato, fu gettato nelle prigioni sotterranee di Teheran.
La plebaglia saccheggiò la casa e la famiglia ebbe confiscato tutto ciò che possedeva e fu lasciata quindi in completa indigenza.

Durante il primo anno della loro dimora a Baghdad, cioè dieci anni prima della dichiarazione della missione di Bahá’u’lláh, la profonda intuizione condusse ‘Abdu’l-Bahá, Che aveva allora soltanto nove anni, all’importantissima scoperta che Suo Padre era indubbiamente il Promesso, la Cui Manifestazione i Bábí stavano aspettando.

Da allora in poi Egli divenne il compagno più intimo del Padre e a volte anche il Suo protettore. Sebbene fosse ancora giovanissimo, mostrava sorprendente sagacia e discernimento e Si assunse il compito di ricevere e ascoltare i numerosi visitatori che venivano a incontrare il Genitore.

In quell’epoca Abbàs era un assiduo visitatore delle moschee dove discuteva soggetti di teologia con i dotti e altri sapienti. Non frequentò mai alcuna scuola o università, sicché il Padre fu il Suo unico maestro; la Sua ricreazione favorita era l’equitazione che Gli dava grandissimo diletto.

Dopo la Dichiarazione di Bahá’u’lláh nel Giardino presso Baghdád, la devozione di ‘Abdu’l-Bahá per il Padre divenne addirittura infinita.
Durante il lungo e penoso viaggio verso Costantinopoli, Egli protesse Bahá’u’lláh giorno e notte.
La notte, cavalcando vicino al Suo carro o ponendoSi a guardia della Sua tenda.
Sollevò quanto più potè il Padre da tutte le cure domestiche e le responsabilità diventando il sostegno della famiglia.

Il matrimonio

«Durante la giovinezza di ‘Abdu’l-Bahá molti credenti si preoccupavano che Egli facesse un matrimonio adatto a Lui e parecchie persone si fecero avanti desiderando assicurare un tale onore alla propria famiglia.
Ciononostante per lungo tempo ‘Abdu’l-Bahá non mostrò alcuna inclinazione per il matrimonio.
In seguito si seppe che vi era una fanciulla destinata a diventare la moglie di ‘Abdu’l-Bahá, Munírih Khanum che in seguito diventò sua moglie. Il matrimonio riuscì perfettamente e armonioso.

Il Centro del Patto

Bahá’u’lláh indicò in modi diversi che, dopo la Sua fine terrena, ‘Abdu’l-Bahá avrebbe dovuto essere il Suo successore.
In diverse occasioni fece menzione di ‘Abdu’l-Bahá come il «Centro del Patto».
« Abitualmente Lo chiamava «il Maestro», richiedendo all’intera famiglia di trattarLo con marcata deferenza e nel Suo Testamento lasciò esplicite istruzioni che tutti dovevano ricorrere a Lui ed obbedirgli.

Dopo la morte della «Bellezza Benedetta» (così Bahá’u’lláh era generalmente chiamato dalla famiglia e dai seguaci), ‘Abdu’l-Bahá prese il posto al quale il Padre Lo aveva destinato ponendoSi alla testa della Causa, quale interprete autorevole degli insegnamenti.
Ciò provocò il risentimento di alcuni parenti e di altre persone che divennero nemici di ‘Abdu’l-Bahá, e, di conseguenza, accusarono falsamente ‘Abdu’l-Bahá presso il Governo Turco.

In ossequio alle istruzioni ricevute dal Padre, ‘Abdu’l-Bahá stava facendo erigere un fabbricato sul fianco del Monte Carmelo (che sovrasta Haifa), destinato ad accogliere permanentemente le spoglie mortali del Báb.
I nemici fecero credere alle autorità che il fabbricato fosse un forte e che ‘Abdu’l-Bahá e i Suoi seguaci intendevano trincerarvisi per sfidare il Governo e cercare di impossessarsi della limitrofa regione della Siria.
In conseguenza di questa e di altre accuse senza fondamento,‘Abdu’l-Bahá e la Sua famiglia, furono, nel 1901, nuovamente e per oltre sette anni rigorosamente confinati entro le mura della città-prigione.

Però ciò non vietò ad ‘Abdu’l-Bahá di diffondere il Messaggio Bahá’í in Asia, in Europa e in America.
Durante quegli anni ‘Abdu’l-Bahá tenne un’enorme corrispondenza con credenti e ricercatori in tutte le parti del mondo, assistito in ciò dalle figlie e da diversi interpreti e segretari.

La maggior parte del Suo tempo era dedicato a visitare gli infermi e gli afflitti nelle loro case e, nei quartieri più poveri di ‘Akká.
I bisogni personali di ‘Abdu’l-Bahá erano pochissimi; lavorava dal mattino fino alla tarda sera, consumando soltanto due frugali pasti al giorno che Gli erano sufficienti.

Il Suo guardaroba conteneva soltanto pochissimi indumenti di stoffa a buon mercato: non avrebbe potuto vivere nel lusso mentre altri abbisognavano di tutto.

Amava immensamente i bambini, i fiori e le bellezze della natura.

A molta gente la durezza della vita in prigione apparirebbe una calamità irreparabile, ma per ‘Abdu’l-Bahá non costituiva affatto un terrore. Mentre era in prigione Egli scrisse:

«Non addolorarti della mia prigionia e delle mie calamità; poichè questa prigione è il mio bel giardino, la mia magione paradisiaca e il mio trono di dominio fra l’umanità. La calamità della prigione è una corona della quale mi glorio fra i buoni… .>> «Tutti possono essere felici fra le comodità, l’agiatezza, il successo, la salute, i divertimenti e le gioie; ma l’essere felici e contenti nel momento della disgrazia, della privazione e della malattia è prova di nobiltà».

Nel 1907 scoppiò la rivoluzione, i «Giovani Turchi» riuscirono a imporsi e tutti i prigionieri politici e
religiosi dell’Impero Ottomano furono posti in libertà.
Nel settembre 1908 ‘Abdu’l-Bahá fu rilasciato dalla prigione.

Viaggi in Occidente

Dopo la liberazione ‘Abdu’l-Bahá continuò la stessa santa vita.Si trasferì da ‘Akká ad Haifa e da Haifa ad Alessandria, dove rimase fino al 1911, quando iniziò la Sua prima visita in Occidente.

Durante questo viaggio in Occidente, ‘Abdu’l-Bahá Si incontrò con uomini di opinioni differenti e osservò alla lettera il comandamento di Bahá’u’lláh:

«affratellarsi a tutti con gioia e soavità».

A dicembre ritornò in Egitto e la primavera seguente, accogliendo le ardenti preghiere dei credenti
americani, partì per gli Stati Uniti, arrivando a New York nell’aprile del 1912.
Per nove mesi viaggiò negli Stati Uniti, dall’Atlantico al Pacifico, parlando a gruppi di uomini di ogni tipo e condizione e in chiese di tutte le fedi, usando sempre il tono più confacente al luogo e alla qualità dell’uditorio.

Il 5 dicembre salpò per la Gran Bretagna dove trascorse sei settimane a Liverpool, Londra, Bristol ed
Edimburgo.
Dopo due mesi di permanenza a Parigi, trascorsi come i precedenti tra interviste e conferenze, Si recò a Stoccarda dove tenne con successo una serie di riunioni con i Bahá’í della Germania; Si recò quindi a Budapest e a Vienna, nel maggio del 1913 ritornò Egitto e il 5 dicembre dello stesso anno a Haifa.

Ritorno in Terra Santa

Intanto Egli aveva compiuto settantanni e la Sua vita lunga e laboriosa, culminata in questi viaggi estenuanti, Lo aveva considerevolmente indebolito nel corpo.

Durante il Suo ritorno pronunciò il seguente toccante discorso ai credenti d’Oriente e d’Occidente:
«Amici! si avvicina il momento in cui non sarò più tra voi. Ho fatto tutto quello che poteva essere fatto. Ho servito la Causa di Bahá’u’lláh con tutta la passione possibile. Ho lavorato giorno e
notte durante tutti gli anni della mia vita.
Oh! come bramo di vedere i credenti addossarsi le responsabilità della Causa! Adesso è il tempo di
proclamare il Regno di Abhá, 11 Questa è l’ora dell’unione e della concordia! Questo è il giorno
dell’armonia spirituale degli amici di Dio!…
I miei giorni sono contati e all’infuori di questa non v’è per me altra gioia.
Oh! come bramo di vedere tutti i credenti uniti come le perle d una collana luminosa, come le Pleiadi
brillanti, come i raggi del sole, come le gazzelle d’un solo prato!…
Ahimè! Io aspetto, aspetto di udire la lieta novella che mi dica che i credenti sono divenuti esempio di sincerità e lealtà, incarnazione d’amore e d’amicizia, manifestazione d’unione e di concordia.
Aspetto, pazientemente aspetto!»

Ad Haifa in tempo di guerra

Durante la guerra (la prima guerra mondiale) ‘Abdu’l-Bahá fu personalmente organizzò estesi lavori agricoli nei pressi di Tiberiade, assicurando così un’abbondante provvista di frumento ed evitando la carestia non solo per i Bahá’í, ma per centinaia di poveri di tutte le religioni di Haifa ed ‘Akká, soddisfacendone largamente i bisogni.
Ebbe cura di tutti alleviando, per quanto era possibile, le loro sofferenze.

Sir ‘Abdu’l-Bahá ‘Abbás

I rappresentanti del Governo furono così profondamente impressionati della nobiltà del Suo carattere e del Suo grandioso lavoro nell’interesse della pace e della vera prosperità dei popoli che Gli fu conferito un ordine cavalleresco dell’Impero Britannico: Sir – «Cavaliere dell’Impero Britannico»

Gli ultimi anni

Durante l’inverno 1919-1920 ‘Abdu’l-Bahá sebbene avesse quasi 76 anni, era ancora considerevolmente vigoroso e compiva ogni giorno una mole incredibile di lavoro.
Sebbene a volte molto stanco, mostrava un meraviglioso potere di recupero e la Sua opera era sempre a disposizione di coloro che avessero maggior bisogno.
L’inesauribile pazienza, la gentilezza, la benevolenza e il tatto facevano sì che la Sua presenza fosse una vera benedizione.

Era veramente un padre amoroso non soltanto per la piccola comunità di Haifa ma per le comunità Bahá’í di tutto il mondo.

‘Abdu’l-Bahá passa all’altra vita

Le molteplici attività di ‘Abdu’l-Bahá continuarono senza interruzione, nonostante la crescente stanchezza e lebolezza del Suo corpo, fino a uno o due giorni prima della fine.
All’una e mezza circa del mattino di lunedì 28 novembre, si spense così tranquillamente che alle due figlie che Lo vegliamo al capezzale sembrò che Si fosse dolcemente addormentato.

La triste notizia si diffuse immediatamente nella città e per mezzo del telegrafo, con la rapidità d’un baleno,in tutte parti del mondo. Il mattino seguente, martedì 29 novembre, ebbe luogo il rito funebre:

« … un funerale di cui non sera mai visto l’uguale in Haifa o nell’intera Palestina…>>

.

Lentamente risalirono la via che conduce al Monte Carmelo, il Vigneto di Dio… Dopo due ore di cammino
giunsero al giardino della tomba del Báb dove infine il feretro fu lentamente posto nel luogo di riposo.

Gli scritti di ‘Abdu’l-Bahá sono numerosissimi e per la massima parte consistono in lettere ai credenti e a coloro che Gli chiedevano spiegazioni.
La maggior parte dei Suoi discorsi e delle Sue conferenze è stata raccolta e pubblicata.
Delle migliaia di pellegrini che Lo visitarono ad ‘Akká e ad Haifa, parecchi hanno scritto le loro impressioni che in gran parte sono anche pubblicate.
I Suoi insegnamenti sono quindi conservati al completo e vertono su temi svariatissimi.

Egli trattò vari problemi dell’Oriente e dell’Occidente non meno di quanto abbia fatto Suo Padre, scendendo nei dettagli sull’applicazione dei principi generali enunciati da Bahá’u’lláh.

Il rango di ‘Abdu’l-Bahá

Il posto unico assegnato ad ‘Abdu’l-Bahá dalla «Perfezione Benedetta» è indicato nel seguente scritto:

«Quando l’Oceano della Mia Presenza sarà refluirò e il Libro della Mia Rivelazione completato, volgete il viso verso Colui Che Dio ha designato, Colui Che è germogliato da questa Antica Radice».

Ed ancora:
« … per qualunque cosa non comprendiate nel Libro, rivolgetevi a Colui Che germogliò da questo Ceppo possente».

E ‘Abdu’l-Bahá scrisse quanto segue:

«Secondo un esplicito testo del Kitáb-i-Aqdas, Bahá’u’lláh ha fatto del Centro del Patto l’Interprete della Sua parola – un Patto così saldo e così possente che, dal principio del tempo fino ad oggi, nessuna Dispensazione religiosa ne ha prodotto uno simile».

Durante il periodo della Missione di ‘Abdu’l-Bahá, esplicata negli anni che vanno dal 1892 al 1921, la Fede si evolse attraverso successivi stadi di sviluppo nella direzione di un vero ordine mondiale.

Il suo progredire richiedeva continue direttive e specifiche istruzioni da parte di ‘Abdu’l- Bahá Che era il solo a conoscere nella sua pienezza la magnificenza di questa nuova e potente ispirazione apportata al mondo.

Nel Suo Testamento, ‘Abdu’l-Bahá espone con assoluta chiarezza i misteri degli stadi del Báb e di Bahá’u’lláh e della Propria missione.
Con numerose asserzioni nelle quali ‘Abdu’l-Bahá sottolineò l’importanza che ciascuno basasse le proprie cognizioni della Fede sulle epistole da Lui dirette all’intera comunità dei credenti, furono gettate le fondamenta per l’unità della Fede Bahá’í con il risultato che le differenti interpretazioni basate su quelle Tavole, nelle quali il Maestro rispondeva a quesiti personali riguardanti singoli individui, scomparvero rapidamente.

Soprattutto la creazione di un ordine amministrativo definito, con il Custode al vertice, trasferì alle istituzioni l’autorità già posseduta sotto forma di prestigio e di influenza da alcuni Bahá’í nei vari gruppi locali.

Esempio di vita Bahá’ì

Bahá’u’lláh fu eminentemente il Rivelatore del Verbo. I Suoi quarantanni di prigionia Gli offrirono limitatissime opportunità di relazioni con altri esseri umani; toccò quindi ad ‘Abdu’l-Bahá il compito importante di diventare l’esponente della Rivelazione, l’Esecutore della Parola, il Grande Esempio della vita Bahá’í a contatto col mondo d’oggi nei suoi svariati aspetti e nella miriade delle sue attività. Egli mostrò che è ancora possibile, nel vortice e nella fretta della vita moderna, fra l’egoismo e le lotte per la prosperità materiale che prevalgono ovunque, vivere quella vita di completa devozione a Dio e di servizio dei propri simili, che Cristo, Bahá’u’lláh e tutti gli altri Profeti hanno chiesto agli uomini.

Circondato da sofferenze, vicissitudini, calunnie e tradimenti da un lato, e amore, lodi, devozione e venerazione dall’altro, Egli resistette come un faro piantato sulla roccia, attorno al quale infuriano le tempeste invernali e si rincorrono le ondicelle estive; la Sua calma e la Sua serenità rimasero sempre assolute e incrollabili.

Egli visse una vita di fede e richiede ai Suoi seguaci di viverla anch’essi ora, qui sulla terra. In un mondo travagliato dalle guerre, levò alto lo stendardo dell’Unione e della Pace, il Vessillo d’una Nuova Èra, assicurando coloro che accorrono a sostenerli, ch’ essi saranno ispirati dallo Spirito del Nuovo Giorno.
Ed è lo stesso Spirito Santo che ispirò i Profeti ed i Santi dell’antichità: ma è un effluvio nuovo di quello Spirito, adattato ai bisogni dei tempi moderni.

Conclusioni

Quì ho esposto la storia di ‘ABDU’L-BAHÁ in un modo molto sintetico, facendo un riassunto di un estratto del libro “Bah’à’ullah e la nuova era”.
Per chi fosse interessato esiste un libro “Il Maestro” di Luigi Zuffada che racconta in modo ampio ed esaustivo la Sua storia.

Un saluto a chi legge
Salvatore

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